Abstract
In aggiunta alle tradizionali attività didattiche e di ricerca, le Università a partire dalla fine degli anni Ottanta hanno ampliato il proprio raggio d’azione intensificando sensibilmente le proprie iniziative imprenditoriali e di trasferimento tecnologico [53]. Questa cosiddetta terza mission ha permesso alle Università di consolidare il proprio ruolo di agente primario di sviluppo economico sia a livello locale che globale. Un ruolo sicuramente rafforzato dall’attuale contesto, in cui la scienza e la conoscenza tecnologica sono fonti primarie di vantaggio competitivo per le imprese e di ricchezza per i sistemi economici nazionali [3, 4, 30]. Inoltre, la crescente diffusione del paradigma della Open Innovation [16], che spinge le imprese ad aprire i propri confini organizzativi ed assorbire dall’esterno nuove tecnologie, ha visto le Università agire da fornitori chiave di nuova conoscenza e di idee, input fondamentali dei processi innovativi delle aziende [61]. Studi recenti hanno confermato il crescente utilizzo delle competenze universitarie e dei risultati della ricerca accademica all’interno dei processi di Ricerca e Sviluppo (R&S) delle organizzazioni [20], nonché il loro impatto benefico sulle performance innovative [19, 49, 64]. La sostenuta crescita del settore del trasferimento tecnologico in Italia, testimoniata dagli ultimi rapporti Netval [4], offre una conferma a livello nazionale di questo trend.